PECHINO 2008: DALLE FOGNE L’ACQUA PER IL VILLAGGIO OLIMPICO
(AGI) - Pechino, 6 mag. - L’obiettivo e’ ambizioso: trattare il cento per cento delle acque reflue prodotte da una citta’ che conta piu’ di 14 milioni di abitanti. Ma Pechino ha dimostrato di essere a buon punto. In pochi anni e’ riuscita a raggiungere l’obiettivo di rimettere in circolazione il cinquanta per cento degli 800 milioni di metri cubi di acque sporche prodotte ogni anno. Una sfida che la capitale cinesi si era imposta in vista dei Giochi 2008 e che fa parte del progetto ‘Olimpiade Verde’ su cui il gigante asiatico punta per affrancarsi dell’immagine di “grande inquinatore”. L’impianto di riciclo delle acque reflue di Qinghe alimenta il lago costruito nel villaggio olimpico e 60mila degli 80mila metri cubi d’acqua che ogni giorno rimette in circolazione vanno proprio a rifornire il villaggio. Non si tratta ancora di acqua potabile, ma serve per l’irrigazione dei prati, per le toilette e per il raffreddamento degli impianti industriali. “Il comune di Pechino ha investito l’equivalente di un miliardo di euro in dieci anni per il riciclo delle acque”, ha spiegato ad AgiChina24 Liang Menping, vicepresidente dell’impianto di Qinghe, “siamo riusciti a risanare fiumi che erano praticamente morti, come il Tonghui, il Ba, lo Qinghe e il Liangshui, e a trattare 800 milioni di metri cubi di acque sporche ogni anno: il 92 per cento del totale, di cui piu’ della meta’ sono stati riutilizzati”.
Il progetto, partito nel 1990, prevedeva la realizzazione di tre impianti. Oggi sono nove e il sogno e’ di rendere un giorno Pechino quasi indipendente dall’alimentazione dalle sorgenti che spesso si trovano a centinaia di chilometri di distanza. Alla fine del 2007 erano in funzione quattro impianti di riciclo con una capacita’ di quasi un milione di metri cubi al giorno, due stazioni di pompaggio per il riutilizzo e 460 chilometri di condutture. L’impianto di Qinghe, completato nel 2006, utilizza un sistema di filtraggio a membrana brevettato in Canada; un altro a carbone attivo e infine uno all’ozono. Anche l’enorme quantita’ di rifiuti derivata da questo trattamento costituisce una risorsa. Le 800mila tonnellate di liquami sono destinati agli usi piu’ disparati. Disidratati possono essere utilizzati come carburante grazie all’emissione di bio-gas (2,8 milioni di chilowattora); come fertilizzanti o persino per produrre cemento. “Si tratta di tecnologie ampiamente disponibili sul mercato internazionale”, ha assicurato Liang, “ma ci siamo rivolti a Paesi leader nel settore del riciclo delle acque: Stati Uniti, Danimarca, Canada e Svezia”.
Proprio in Svezia e’ attivo il primo esperimento per l’utilizzo di biogas per autotrazione. “Quello di riciclare il cento per cento dell’acqua consumata da una citta’ e’ destinato a restare un sogno”, ammette Liang, “ma si puo’ migliorare la qualita’ di quella che viene riutilizzata, fino a renderla potabile. In futuro saranno sempre piu’ numerose le citta’ che useranno questo tipo di tecnologia per contenere il consumo di acqua dolce dalle sorgenti”. (AGI)
Uba