FIAT: DI PIETRO, 5 DOMANDE A MARCHIONNE, BENE MONITO NAPOLITANO
(AGI) - Roma, 24 ago. - “L’Italia dei Valori e’ stato l’unico partito che ha chiesto al governo di comportarsi in maniera seria e rigorosa nei confronti della Fiat. Riteniamo che la vicenda di Pomigliano prima, con il ricatto tra il posto di lavoro e i diritti, e i licenziamenti di Melfi poi, con il mancato rispetto della sentenza di reintegro, servano unicamente alla Fiat per non rispondere a domande fondamentali sulla politica industriale, sulla certezza occupazionale e sul futuro in Italia del settore auto”. Lo affermano in una nota il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, e il responsabile welfare e lavoro del partito, Maurizio Zipponi. “L’esagerata sproporzione tra il colosso Fiat e tre operai, arrivata fino all’arrogante presa di posizione del’ ti pago senza lavorare’, fa nascere il sospetto che si stia cercando nei lavoratori della Fiat e nella Fiom una sorta di capro espiatorio. Bene ha fatto Napolitano a richiamare ai propri doveri l’azienda e i suoi dirigenti, perche’ non puo’ essere tollerato in nessun caso l’aggiramento della legge e della Costituzione. Da tempo l’IdV insiste nel rivolgere delle domande a Marchionne. La Fiat, azionista della Chrysler, come fara’ a reperire i fondi che l’azienda americana ha ricevuto dal governo statunitense per evitare il fallimento? Il gruppo ha perso il 30% sul mercato europeo ed ha un bilancio molto pesante. Da dove andra’ a prendere i soldi? Che prospettiva hanno gli stabilimenti italiani ora che il Lingotto ha annunciato di voler chiudere Termini Imerese e di produrre i nuovi modelli in Usa e in Serbia? Qual e’ il destino di Case New Holland e Iveco che l’azienda ha scorporato nell’operazione di spin off? Perche’ la Fiat persegue la divisione dei sindacati e dei lavoratori sapendo che un regime autoritario non garantisce la qualita’, l’efficienza e la flessibilita’ necessarie per reggere il mercato?. In passato - concludono - c’e’ stato uno scambio improprio di soldi pubblici che venivano dati alla Fiat in cambio di garanzie per gli stabilimenti italiani. Non vorremo che nell’epoca del berlusconismo le garanzie siano solo per tutelare gli interessi diretti degli azionisti in Usa e Europa dell Est”. (AGI) Ted