VENEZIA CINEMA: MASSIMO COPPOLA RACCONTA LA “SUA” MELFI
(AGI) - Venezia, 5 set. - Il film italiano della Settimana Internazionale della Critica e’ sempre tra i piu’ attesi, perche’ e’ una finestra che consente ad un’opera prima di affacciarsi al mondo dei festival “anche se non e’ automatico che ci sia sempre un italiano, non e’ che teniamo uno spazio vuoto per riempirlo con la bandiera tricolore”. A spiegarlo e’ il critico pugliese Anton Giulio Mancino, uno dei selezionatori del programma.
Quest’anno un italiano c’e', ed e’ Massimo Coppola, gia’ videomaker e documentarista per Mtv ed autore di libri e saggi, personaggio televisivo a tratti scomodo, fautore di un umorismo surreale molto generazionale. Coppola, gia’ passato anni fa al Lido con un documentario sullo scrittore Luciano Bianciardi, debutta nel lungometraggio di finzione con “Hai paura del buio”, storia di due donne, Eva, una romena che perde il lavoro a Bucarest e viene in Italia a cercare la madre, che vive a Melfi, e Anna, operaia della Fiat che aiuta Eva dandole accoglienza all’interno della sua famiglia.
Senza quasi rendersene conto, Coppola e’ andato a raccontare un punto nevralgico del sistema industriale italiano, quella Fiat di Melfi recentemente alla ribalta delle cronache, “ma io in verita’ non volevo assolutamente fare un film realista” ammette il regista “anzi, il mio e’ uno sguardo minimalista sulla vita di queste due donne. Ho visto delle operaie al lavoro, e non volevo assolutamente fingere di ricostruire il loro mondo”.
Il film ha avuto una lunga gestazione (quattro anni) durante la quale la storia si e’ molto evoluta: “da quando sono diventato padre ho pensato a quali sono le conseguenze di assumere una tata per badare a tuo figlio, strappandola probabilmente alla sua vera famiglia e ai suoi affetti. Da questa idea nasce il lungo dialogo tra Eva e sua madre, dove le rinfaccia i nove anni passati lontani da lei”.
Il parere del pubblico e’ stato discordante, molte le uscite di sala durante la proiezione “uno degli spettatori” dice Coppola “mentre usciva al buio si e’ avvicinato a me e mi ha detto ” e’ una c…ata”, mi piacerebbe parlargli…” (AGI) Cli