LATTE: CONFRAGRICOLTURA, PIU’ PESO CONTRATTUALE PER IL CASEARIO
(AGI) - Roma, 29 ott. - Il settore caseario italiano ha urgente bisogno “di un riequilibrio economico all’interno della filiera. Va riaperto il dialogo tra il momento della produzione primaria e quello della trasformazione in modo da assicurare a tutti gli attori economici, e primi fra tutti agli allevatori, un equa retribuzione del lavoro svolto per fornire al consumatore un prodotto di altissima qualita’”. Lo ha detto il presidente di Confagricoltura Mario Guidi intervenendo a Cremona alla riunione degli ‘Stati generali del latte’, che ha fatto il punto sulla situazione del comparto. “Da parte del mondo agricolo urge un impegno forte per la strutturazione ed il rafforzamento delle vere organizzazioni di prodotto, che devono raggiungere un maggior peso contrattuale”, ha aggiunto Guidi sottolineando che “l’industria casearia e’ al primo posto dell’agroalimentare made in Italy. Prima del vino, della pasta, dei salumi, dei prodotti dolciari, vengono i formaggi. Non dobbiamo dimenticare questo primato, come non dobbiamo dimenticare che l’80% del latte prodotto dagli allevamenti italiani viene destinato proprio al settore caseario, di cui la meta’ ai prodotti dop, ambasciatori della qualita’ italiana nel mondo, il cui volume esportato l’anno scorso e’ stato di 125 mila tonnellate per un valore di oltre 1,14 miliardi di euro”. Il presidente di Confagricoltura ha anche posto in evidenza come si registri una forte differenza del prezzo del latte destinato a grana padano e parmigiano reggiano e quello che per altre destinazioni alimentari e casearie (formaggi molli ed altre dop). “Sono necessari progetti comuni della filiera - ha sollecitato - per valorizzare tutto il latte italiano”. Rivolgendosi al sistema industriale e della trasformazione il presidente Guidi ha ribadito la necessita’ di considerarsi parte integrante della filiera e quindi di assicurare l’applicazione ed il rispetto degli accordi, con particolare riferimento ai tempi di pagamento del prodotto. Il presidente dell’Organizzazione degli imprenditori agricoli si e’ poi soffermato sulla gestione del regime delle quote e sulla sua abolizione a partire dal 2015 ed ha rilevato la necessita’ di definire una nuova regolamentazione, che consenta al settore di operare con programmazione e chiarezza di obiettivi. Nel rimarcare la necessita’ di vedere assicurato il rispetto delle norme e dei tempi previsti dalla legislazione vigente Guidi ha concluso: “A Bruxelles chiediamo un sistema che consenta alle imprese zootecniche di lavorare ed investire con la certezza dell’applicazione delle regole. Non deve piu’ accadere quanto avvenuto in passato che tanto e’ costato al Paese ed a tutto il sistema produttivo agricolo”. (AGI) Rmg