P3: ROIA (CSM), APRIRE PRATICA SU RIFORMA MAGISTRATI TRIBUTARI
Wednesday, July 21st, 2010(AGI) - Roma, 21 lug. - Esaminare attraverso un’eventuale apertura di pratica da trasmettere alla Sesta Commissione, il problema “di potenziale appannamento oggettivo dell’immagine del magistrato”, nell’ambito del circuito del governo dei giudici tributari. E’ quanto ha chiesto il togato di Unicost Fabio Roia al Comitato di presidenza del Csm. “Ritengo che, oltre al doveroso richiamo ai canoni di deontologia e di prudenza nelle frequentazioni per i magistrati ed alla necessita’ che si svolgano tutti gli accertamenti necessari sul piano penale, disciplinare e amministrativo, sia necessario riflettere su meccanismi di natura preventiva che possano, per il futuro, attenuare situazioni di oggettiva confusione”, spiega Roia, sottolineando che “recenti accadimenti evidenziano infatti che proprio nell’alveo della giustizia tributaria, Pasquale Lombardi e’ stato giudice tributario, la maggiore parte dei magistrati soggetti attivi o passivi dei fatti rilevanti sono giudici tributari, si possono creare anche involontarie commistioni tali da determinare strumentalizzazioni o contaminazioni di relazione”. I giudici tributari, rileva Roia, “sono oggi circa 3.700 la maggior parte dei quali non sono magistrati ordinari ma ragionieri, periti commerciali, dipendenti civili dello Stato o di altre amministrazioni, geometri, periti edili, periti industriali, revisori contabili, avvocati ed altri. Tutti i giudici tributari eleggono undici componenti del Consiglio di presidenza tributaria che ha compiti sostanzialmente equiparati a quelli del Csm. Poiche’ i magistrati ordinari sono sempre stati presenti in un numero percentualmente consistente nell’organo di autogoverno della giustizia tributaria”, oggi sono 4 su 11, occorre riflettere, secondo il togato, “sulla eventualita’ di verificare i canali di dibattito e di confronto attraverso i quali venga richiesto il consenso e se non costituisca un momento di oggettivo appannamento per la magistratura ordinaria il mantenimento dell’ elettorato attivo e passivo comune”. Una riforma legislativa, conclude Roia, “che separi l’elettorato attivo e passivo a seconda delle omogeneita’ delle categorie professionali di provenienza rappresenterebbe un intervento di separazione di contatti che possono creare suggestioni (vere o false) nel momento della raccolta del consenso”. (AGI) Red/Oll
