SALUTE: WWF, ALLARME FERTILITA’ PER INQUINAMENTO NASCOSTO
Thursday, May 26th, 2011(AGI) - Roma, 26 mag. - L’inquinamento ambientale puo’ avere ripercussioni negative sulla fertilita’ umana e animale, e le sostanze nocive che ne sono responsabili - dette “interferenti endocrini” perche’ interferiscono sugli equilibri degli ormoni sessuali - non solo ci “contaminano” quotidianamente (senza che ce ne accorgiamo) attraverso l’alimentazione o il contatto con tessuti, oggetti, plastiche e detergenti, ma sono anche in grado di superare la barriera, un tempo ritenuta invalicabile, della placenta, tanto che otto bambini su dieci nascono gia’ “contaminati”, anche se senza apparenti disturbi. Lo rivela il primo studio interdisciplinare sul rapporto tra gli “interferenti endocrini emergenti”, la salute e l’ambiente, condotto dal WWF insieme all’Istituto Superiore Sanita’, il Dipartimento Salute della Donna e Medicina del Territorio-Universita’ Sapienza di Roma/Ospedale Sant’Andrea e l’Universita’ di Siena, promosso e finanziato dal ministero dell’Ambiente. Lo studio, che ha analizzato un campione di 250 coppie affette da infertilita’, 10 coppie mamme-bambino e diverse specie animali che abitano la natura protetta di due Oasi WWF in Abruzzo (Sorgenti del Pescara a Popoli e Diga di Alanno), evidenzia come negli individui che vengono esposti maggiormente ad interferenti endocrini aumenti il rischi di infertilita’ e patologie correlate. Non solo: lo studio “Previeni” ha anche confermato che gli “interferenti endocrini” sono in grado di attraversare la placenta, passando direttamente dalla madre, che dopo la gravidanza risulta in parte “svelenata”, al bambino, che nasce gia’ contaminato. Nonostante le limitazioni di legge, interferenti endocrini ancora si trovano in oggetti di uso comune come tappeti, vestiti, pentole antiaderenti e vernici (”composti perfluorurati-PFC”, idrorepellenti e anti-macchia), giocattoli, contenitori e dispositivi medici (”ftalati”, rendono il PVC piu’ flessibile), tessuti, auto, pc e televisori (”ritardanti di fiamma”, riducono l’infiammabilita’), pesticidi, oli e prodotti industriali (”policlorobifenili-PCB”, in alcuni paesi proibiti gia’ dagli anni 70-80, ma persistenti nell’ambiente). E loro tracce vengono riscontrate anche negli alimenti, dove arrivano sia per contatto diretto, per esempio con i contenitori di plastica, sia per l’inquinamento degli ambienti in cui vengono allevati gli animali e coltivate le piante. “La contaminazione dell’ambiente e’ un nemico nascosto, che oltre a minacciare gli ecosistemi terrestri e marini, passa attraverso il cibo e gli oggetti che usiamo ogni giorno, con conseguenze anche gravi sulla nostra salute - ha detto Donatella Caserta, ordinario di ginecologia e ostetricia dell’Universita’ di Roma “Sapienza” - Per ridurre i rischi, dobbiamo limitare la nostra esposizione a queste sostanze, attraverso stili di vita e scelte alimentari consapevoli”. (AGI) Pgi
